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Brand in Italy 10-04-2014

Nuovo logo per il brand Genova. Intervista alle due Autrici

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Max Morales, Redattore Senior, Brandforum.it
max.morales@brandforum.it

Lo scorso 19 marzo è stato presentato il nuovo marchio della Città di Genova. Il marchio, realizzato da due donne, Anna Giudice e Valeria Morando, è il risultato del progetto europeo Urbact-CityLogo a cui, oltre a Genova, hanno partecipato diverse altre città. Il bando prevedeva che il nuovo segno dovesse “posizionare la città in maniera attrattiva e al tempo stesso distintiva rispetto ad altre città e aree geografiche, nonché sostenere e “firmare” l’offerta culturale e turistica e tutte le iniziative promozionali a livello nazionale e internazionale".

 

Un brand a tutto tondo, quindi, un segno in grado di intercettare tutte le diverse sfaccettature della Città di Genova, città chiusa, identitaria e orgogliosa della sua storia Superba. Il bando europeo, sul quale si sono concentrate moltissime polemiche dopo la definitiva premiazione, prevedeva la partecipazione dei cittadini.

 

A questo scopo, i 373 progetti che sono stati presentati sono stati valutati da un focus group formato da giovani, operatori culturali e del turismo e imprenditori.

 

Dei 373 ne sono stati scelti 15 e, tra questi, il vincitore è stato scelto da una commissione composta, tra l’altro, da 3 esperti di grafica.

 

Il marchio uscito da questo processo di selezione è una scritta orizzontale rossa su campo bianco (prevista anche con un’inversione di colori), leggermente tagliata in alto e in basso, e corredata del pay off “more than this”. Ne esiste anche una versione scandita in sillabe, a orientamento verticale, sempre sulla base delle stesse scelte cromatiche (v. foto).

 

Dal momento che, come è inevitabile in casi di questo genere, la presentazione ha portato con sé numerose polemiche, abbiamo pensato di intervistare Valeria Morando e Anna Giudice, le due creatrici del marchio, a cui facciamo i nostri complimenti.


Come ci si sente a firmare una città? Immagino sia una sensazione particolare, soprattutto per una città identitaria come Genova…

E’ una sensazione strana pensare che il nostro logo sarà effettivamente l'immagine di Genova, in Italia e nel resto del mondo, un’esposizione del proprio lavoro alla quale, in effetti, dovremo abituarci. Ma siamo davvero felici di essere riuscite in questa impresa.

 

Quando avete deciso di partecipare al bando, pensavate di vincere? Come avete impostato il lavoro?

Quando abbiamo partecipato al concorso abbiamo seguito il nostro solito iter progettuale, abbiamo fatto una riunione e ci siamo confrontate su quello che per noi è Genova, l'idea di Genova che volevamo comunicare. Avendoci vissuto tanti anni, abbiamo una visione abbastanza netta e condivisa della città.
Il nostro spirito, quando partecipiamo ad un concorso, deve essere assolutamente positivo: bisogna sempre pensare che il proprio progetto sarà vincente, altrimenti si perde solo tempo.


Ci spiegate brevemente il concept del marchio? In sostanza qual è la visione di Genova che dovrebbe evocare?

Per noi Genova è una città magnifica che non mostra mai completamente ciò che è. Abbiamo lavorato su questo concetto, per noi l'essenza stessa della città. Genova è più di questo (more than this), più della lanterna e del bigo, più dei vicoli, più delle contraddizioni, è sempre una scoperta. Abbiamo celato parti del nome per rafforzare questa nostra visione. Seguendo questa idea abbiamo deciso di non racchiuderla in un'unica icona (ad es. la lanterna) per non condizionarla. La scelta del colore rosso è dovuta alla croce di San Giorgio, presente nello stemma della Città.

 

Che effetto vi fanno le critiche che sono state fatte al vostro lavoro?

Non abbiamo dormito benissimo durante la prima settimana, alcune critiche ci hanno un po' provate.  Non sono stati i commenti tecnici dei colleghi, a colpirci, ognuno ovviamente è liberissimo di esprimere giudizi e di reputare un lavoro non idoneo se è seguito da una motivazione. Sono stati gli insulti e le illazioni personali che ci hanno colpite. Rileggendo invece alcuni giudizi assolutamente non positivi di genovesi, a mente libera, ci siamo rese conto che erano quasi simpatici nel loro "mugugno": logo rosso comunista (come Coca Cola, Vodafone/ non è un logo di Genova senza la lanterna, senza il grifone, senza il pesto o la focaccia, senza il mare / bisognava scrivere in genovese / ecc ecc. Siamo praticamente sicure che questo tipo di critiche avrebbe accompagnato qualsiasi progetto avesse vinto... qualunque progetto che non avesse al suo interno, appunto, la lanterna, il grifone, ecc. Questo ci consola!
Il logo preso di mira, poi, non è stato, nella maggior parte dei casi, neppure quello "corretto". Il logo istituzionale è con la scritta rossa su campo bianco. La scritta bianca su campo rosso è la versione al negativo.

 

Alcune critiche o rielaborazioni grafiche del vostro marchio che si trovano su Facebook sono perfino divertenti. Ce n’è qualcuna che vi piace e che volete citare?

Maestri assoluti i creatori di http://uleugo.it/ Li abbiamo contattati per ringraziarli, sono veramente bravi. Vi consigliamo il loro sito…

 

Cosa ne pensate del sistema che si usa nella Pubblica Amministrazione per la gestione e valutazione di bandi di questo genere? Cosa suggerireste?

Ogni Pubblica Amministrazione gestisce in bandi in modo differente. Il Comune di Genova si è rivolto solo a professionisti; il comune di Firenze, ad esempio, ha scelto di rivolgersi a tutti aprendo un bando sulla comunità creativa di Zooppa .
Sono scelte diverse, anche se noi crediamo che debba essere riconosciuta la professionalità nella progettazione di un logo, come ha fatto il Comune di Genova.
Il Comune ha coinvolto la cittadinanza, istituendo dei focus group che hanno evidenziato le contraddizioni della città definendola come una specie di Doctor Jekyll e Mister Hyde. Ed è da questa Genova da scoprire che noi siamo partite.
Le frasi che sono comparse nella campagna pre-presentazione del logo sono alcuni dei concetti emersi dalla consultazione dei focus group.

 

Ora che avete vinto e che la città è tappezzata del vostro lavoro, siete convinte che sia il migliore per promuovere questa città? Secondo voi qual è l’aspetto che ha mosso la giuria a vostro favore?

Il logo è solo il punto di partenza per la promozione della città. Non abbiamo visto gli altri lavori e comunque non spetta a noi giudicare il lavoro di altri professionisti. La città si può rappresentare in tanti modi, noi lo abbiamo fatto in uno di questi modi.