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Slow Brand 28-07-2016

Lo slow una puntata alla volta. Il caso Netflix

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Giulia De Benedetti, Network di Brandforum.it
info@brandforum.it

Quale fanatica delle serie televisive, quando allo scorso Slow Brand Festival - #SBF016 mi è stato richiesto di scrivere sulla casetta qualcosa di inerente al tema Slow, non ho potuto far altro che rivisitare il nome di una delle mie serie preferite: Orange is the New Black.


Slow is the New Black: perché è proprio vero che lo slow branding sta diventando un fenomeno sempre più diffuso tra le persone, di moda tra le aziende e le mentalità aziendali, esattamente come il nero nel fashion, da sempre.

 

Negli ultimi anni, ci sono stati degli importanti cambiamenti per quanto riguarda la fruizione dei contenuti da parte dei consumatori nel mondo dell’audiovisivo. Questi cambiamenti sono percepibili maggiormente per quanto riguarda i contenuti e i mezzi di fruizione.

 

Partiamo quindi dal primo cambiamento: il passaggio dai film alle serie tv. Infatti, anche i grandi amanti del prodotto filmico sono passati negli ultimi anni alle serie televisive, appassionandosi ai personaggi e accettando l’attesa della puntata seguente al posto della fruizione istantanea dell’intera storia. D’altronde per quanto riguarda le serie tv,  gli episodi hanno una narrazione che è un intreccio tra trama verticale (una storia che inizia e finisce nell’episodio) e orizzontale (una narrazione che continua su tutta la stagione o addirittura per tutta la serie).

 

Le serie tv sono quindi diventate dei mini capolavori, alle volte con budget ben superiori a produzioni cinematografiche. Da House of Cards a Breaking Bad passando per Shameless, è sempre più comune trovare grandi attori che interpretano le parti di personaggi principali e non, evidenziando come non si tratta solo dei consumatori, ma anche degli artisti che per primi si sono girati verso il piccolo schermo il quale in questo momento offre una maggiore visibilità e un ritorno immediato, limitato nel tempo e con un feedback continuo dal punto di vista monetario.


Infatti se per molti all’inizio la frase era “Penso mi guarderò un episodio di […], sono troppo stanco per un film” ora è diventata una vera e propria dipendenza che scaturisce in attese fino a ore improbabili della notte per l’uscita di un episodio negli Stati Uniti, la calendarizzazione settimanale degli episodi da vedere e la condivisione e discussione delle puntate in tempo reale sui social.


Questo fenomeno è stato confermato e poi aumentato esponenzialmente dall’arrivo di Netflix in Italia nell’autunno del 2015. Piattaforma di fruizione di contenuti video, il gruppo ha dichiarato di avere 74,8 milioni di abbonati in tutto il mondo di cui 280 mila solo in Italia (su 700 mila italiani che si affidano allo streaming).

 

Il secondo aspetto che ha rappresentato un cambiamento importante per la fruizione dei contenuti audiovisivi è certamente il continuo sviluppo tecnologico. Grazie a quest’ultimo infatti, ad oggi, si possono visionare e/o scaricare interi film o episodi della nostra serie preferita su smartphone, tablet, decoder e computer. Il contenuto diventa quindi visibile in tanti modi e luoghi diversi da quelli tradizionali. Con il tempo è diventato sempre più improbabile seguire la propria serie sulla televisione normale.


Perché aspettare la puntata in italiano se quella americana ha i sottotitoli? L’episodio viene trasmesso durante gli allenamenti di pallacanestro settimanali? Cala il sonno gli ultimi dieci minuti della puntata e ci si perde la fine? La tecnologia di oggi ci permette di usufruire del contenuto in maniera personalizzata.

 

Per quanto riguarda Netflix per esempio, la piattaforma richiede la creazione di un account in cui si inseriscono i propri gusti e le serie che si intendono seguire per mandare notifiche ogni qualvolta viene pubblicato un nuovo episodio o una nuova stagione, suggerire nuove serie televisive e mantenere aggiornate le interruzioni di un episodio (per riprendere allo stesso punto in un secondo momento).

 

Concludendo in qualche riga, la domanda sorge spontanea...se crea tutta questa “ansia”, possiamo definire slow il mondo delle serie televisive e l’approccio culturale della società nei confronti di queste ultime? Certamente l’aspetto di frenesia dei consumatori nei confronti di questo prodotto multimediale non permette di ricollegarci subito al concetto di slow, ma se ci concentriamo invece sull’aspetto della “scelta” per quanto riguarda il contenuto e il modo e luogo in cui favorirne?


Il fenomeno delle serie televisive è ancora giovane e bisogna valutare in un arco di tempo più ampio quali saranno effettivamente gli eventuali benefici scaturiti da questo servizio. Tuttavia, per ora rappresenta un fenomeno che per quanto paradossale, permette alle persone di scegliere come disporre del loro tempo e come interfacciarsi con il “prodotto” e per questo, a mio avviso, può essere ricollegato al concetto di slow.

 

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Giulia De Benedetti, neolaureata in Pubblicità allo IED di Torino