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Slow Brand 19-06-2017

I'm Slow. Più Slow di così.

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Ileana Dominici, Network di Brandforum.it
info@brandforum.it

Il tempo passa e la società cambia, il consumatore in questi ultimi anni si è evoluto molto.


Internet ha dato la possibilità agli utenti di maturare la consapevolezza del loro potere commerciale. L’individuo è diventato un esperto, ma soprattutto molto esigente con il brand.

 


Online si possono radunare milioni e milioni di persone nello stesso momento, con gli stessi interessi e le stesse idee. Sono persone che condividono e ricercano costantemente molte informazioni attraverso sistemi di ricerca.
Il nuovo marketing, oggi, è obbligato quindi a mettersi a completa disposizione delle persone, cercando ci comprenderle, ascoltarle per soddisfarle.

 

 

Questi sono gli anni della condivisione. Per esposizione, per piacere o per interesse le persone oggi condividono con il resto del mondo ogni cosa. Molti consumatori sono ben propensi addirittura a finanziare la produzione di prodotti o servizi che desidererebbero avere, pur non avendo direttamente i mezzi per farlo. Ci sono persone che offrono spontaneamente la loro collaborazione con singole aziende, offrendo il loro punto di vista e descrivendo la propria esperienza.

 


Oggi la gente vuole creare per condividere e condividere per creare. Un circolo che non può far altro che portare a ottimi risultati. L’individuo vuole essere partecipe e attivo.

 

 

Proprio com’è successo nel 2007 in Cina quando il settimo libro della saga di Harry Potter non era ancora stato tradotto in cinese. Molto presto i fans hanno iniziato a stancarsi dell’attesa, decidendo di tradurre l’intero libro da soli. Dopo la lettura in lingua originale, molti appassionati di lingue straniere si sono organizzati attraverso internet per procedere, collaborando tra di loro. In pochi giorni la traduzione amatoriale in cinese era alla portata di tutti e il download del libro tradotto è stato rilasciato online gratuitamente.

 


Vi sarà già capitato almeno una volta nella vita di chiedervi: “Ma perché l’hanno fatto così?”, “Come mai nessuno ha mai inventato…”, “Perché non hanno pensato di usarlo anche in questo modo?”, “Non è per niente funzionale, potrebbe essere più utile se fatto così…”.
Insomma, se il brand non arriva al cliente, il cliente in un modo o nell’altro, arriva al brand.

 


Siamo abituati a pensare che nel mondo ci sia chi produce e chi consuma, ma oggi questa distinzione sembra non essere sempre adeguata. La separazione dei ruoli non coincide sempre con la realtà di oggi. Il consumatore è diventato anche produttore, contribuendo al rinnovo dei propri acquisti e inventando un nuovo modo di utilizzarli, elaborando nuovi significati e modi di utilizzo.

 

 

Molte imprese hanno preso atto di ciò, per questo sono alla costante ricerca di un mondo innovativo, con nuove strade, nuove soluzioni, consapevoli che la natura del consumo si sia ormai mutata, diventando un atto sociale o evento culturale.
Questi anni sono caratterizzati quindi da un grande cambio di prospettiva dove al centro di tutto non si trova l’azienda, ma i consumatori e i valori.

 

 

Vediamo alcuni esempi.

 

Sell A Band è il nome di uno spazio sul web, creato nel 2006, dove gruppi musicali amatoriali hanno la possibilità di crearsi una pagina personale ed inserire tutte le loro canzoni autoprodotte. Ogni persona può vedere le pagine degli altri e, se vuole, finanziare i loro artisti preferiti con una quantità di contributo in denaro a propria scelta. È un luogo dove fans generano e sponsorizzano artisti non ancora emergenti. Per loro in compenso tutti i download gratuiti, magliette firmate, pass per backstage, e parte del ricavato sulle vendite! Al raggiungimento di 5.000 fans e un budget complessivo di 50.000 dollari, gli artisti possono registrare il loro primo disco. Una vera e propria co-produzione.

 

 

 

 

• Un altro esempio, forse più conosciuto, è BlaBlaCar, una piattaforma web che mette in contatto chi offre un passaggio in auto e chi lo cerca. Qui c’è grande collaborazione, grande risparmio e meno inquinamento, perché è questo l’obiettivo: far incontrare nuove persone, condividere esperienze e ottimizzare l’uso dell’auto.
Ogni conducente possiede una scheda personale, consultabile sulla piattaforma online, dov’è possibile visualizzare la sua età, foto, nome, professione e molte informazioni per valutare la sua affidabilità. È inoltre consultabile un elenco di feedback lasciati dagli utenti  che hanno già usufruito di un passaggio con il conducente. Per ogni viaggio, ogni tratta è possibile indicare il contributo delle spese da sostenere singolarmente.
Aver un account BlaBlaCar è completamente gratuito e ha a disposizione diversi numeri di assistenza 24 su 24. L’unica cosa da fare è essere puntuali all’appuntamento stipulato e portare con sé la cifra pattuita per il contributo del carburante.

 

 

 

• Per questo aziende come quella della LEGO, ha dato l’opportunità di progettare al computer modellini personalizzati grazie a un software messo a disposizione dell’azienda - http://ldd.us.lego.com/en-us/gallery . Una volta conclusa la creazione, il prodotto può essere ordinato e acquistato. Il cliente così facendo ottiene, in pochi passaggi, il modello ideale a casa propria. Inoltre tutte le progettazioni realizzate dagli utenti rimangono a disposizione di qualsiasi altro utente interessato ad un eventuale acquisto. Addirittura teli creazioni vengono votate e valutate dalla community per poter eventualmente essere prodotte e messe in commercio come prodotto ufficiale dell’azienda.

 

 

 

• Come LEGO, anche Mulino Bianco con il progetto “Il mulino che vorrei”, che dal 2009 ha deciso di attuare un progetto che “non parla, ma scolta”, “non dice, ma fa”, “non insegna, ma impara”. L’azienda chiede infatti alle persone quale sarebbe il mulino che vorrebbero, impegnandosi a raccogliere idee, analizzarle accuratamente, e se possibile, metterle in produzione. È così che sono nate le fette biscottate integrali, il soldino, le focaccelle bianche e molti altri prodotti Mulino Bianco.

 

 

 

 

Ecco che si va incontro a una società sempre slow che cerca essa stessa di promuovere una nuova cultura (volendo, perché no, possiamo anche chiamarla “cultura digitale”) per rimettere l’uomo al centro; per far in modo che l’uomo non sia il braccio dell’azienda, ma ben sì che l’azienda sia uno strumento per l’uomo. Più “slow” di così.

 


Quelle che si stanno formando non sono aziende slow, ma è un’intera società: una società slow, che (diciamocelo, anche grazie a molte crisi) ha rallentato per guardarsi attorno, andando avanti e cercando di riappropriarsi del proprio spazio, dei propri valori e  del proprio tempo.
Le aziende di oggi, se vogliono sopravvivere, come abbiamo visto, non possono far altro che prendere presto atto di queste nuove visioni e guardare nella stessa direzione dei propri consumatori.
Per questo son sempre di più le imprese che non fanno il mercato, ma si adattano ad esso.

 

Insomma, le vere imprese siamo noi, con le nostre esperienze, conoscenze e generose condivisioni. Più “slow” di così.

 

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Ileana Dominici, Art Director e Graphic Designer, laureata in Progettazione Artistica per l’Impresa e prossima alla laurea in Comunicazione Pubblicitaria presso lo IED di Torino. Contatti / ileana.dominici@icloud.com / ileanadominici.it