M’illumino di verde
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M’illumino di verde
09 Ottobre 2019

SLOWBRAND

Silvia Giovannini, Guest brandforum (per gentile concessione VareseFocus.it)

Colori evergreen si affiancano a quelli più trendy fancy green, con il valore aggiunto della sostenibilità. Alla scoperta delle tendenze colore con la Tintoria G. Tosi di Busto Arsizio

Ripubblichiamo questo articolo per gentile concessione della giornalista Silvia Giovannini, storica Guest di brandforum, e della testata VareseFocus

 

Cambio di stagione, cambio di colore. La moda detta le regole e i consumatori si adeguano. Stagione autunnale, tornano le mezze misure anche cromatiche. Luoghi comuni o verità? Alla scoperta del colore che riempirà le vetrine e i nostri armadi nella stagione che verrà, abbiamo chiesto a chi di tintura si occupa per mestiere, cosa dobbiamo aspettarci dalle prossime tendenze e, soprattutto, perché. “Partiamo dalla tempistica, che sicuramente sfugge al cliente finale. I nostri partner arrivano con le richieste di colore a stagioni sfalsate: questi spunti poi si consolidano nelle campionature che creiamo per loro”, ci spiega Francesca Orsenigo della Tintoria G. Tosi di Busto Arsizio, azienda storica del territorio che oggi, dopo una fase di ristrutturazione e ridimensionamento, è un punto di riferimento nel settore della nobilitazione tessile dei filati e della stampa ink-jet. In parole semplici, la Tosi lavora ogni giorno filati e tessuti grezzi per dar loro quelle caratteristiche come colore, stabilità, mano e design, che li rendono perfetti per tessuti, capi di abbigliamento e complementi d’arredo. 

 

Chi e quando decide quali saranno i colori della prossima stagione?
“Si parte dagli stilisti più influenti, che danno le tendenze con tematiche e ‘stories’, dopo di che i produttori di filo e tessuti partono, ad esempio, verso novembre/dicembre con la definizione degli articoli della collezione primavera/estate dell’anno successivo. Definiscono i temi, i colori e danno a noi i filati da campionare per esporre poi a gennaio prima a Pitti (uomo e filo) poi a Moda In e nelle altre fiere europee. Finite le fiere e ricevuti i primi ordini, con aprile/maggio si producono i campionari per le sfilate e da sottoporre agli acquirenti e poi a settembre/dicembre cominciamo a produrre realmente la merce per le collezioni primavera/estate. Idem per le collezioni invernali tutto comincia a maggio/giugno con la creazione degli articoli da portare a Pitti di giugno e Milano Unica, da settembre i campionari da sottoporre agli acquirenti e da gennaio le produzioni per le collezioni invernali della stagione successiva. Quindi in autunno/inverno produciamo la collezione primavera/estate dell’anno dopo con cotone, lino, viscosa e miste, mentre in primavera/estate produciamo la collezione autunno/inverno dell’anno successivo con lana cachemire, caldo cotone e miste”.

 

Quindi gli influencer sono gli stilisti...
“In parte. Ricordate la lezione di Miranda sulle origini del color ceruleo raccontate in una scena memorabile de ‘Il Diavolo veste Prada’? Sono gli stilisti a decidere quali colori finiranno sulle bancarelle del mercato. Ma non è così semplice oggi: ci sono società che si occupano di intuire cosa il cliente finale voglia dai brand, ci sono le tendenze lanciate da fatti o eventi sociali, ma anche ricorsi storici su ciò che si usava e che ciclicamente torna. Così nascono i colori che, come vediamo benissimo, caratterizzano tutte le collezioni e non solo l’abbigliamento. Pensiamo al color Tiffany, che dal noto marchio è arrivato a caratterizzare ogni aspetto delle nostre vite. Ma non si tratta di una decisione imposta, di una sorta di ‘cartello’ dei colori. Le scelte cromatiche dipendono dall’andamento della vita, dal contesto, dai risvolti sociali”.

 

In che senso? 
“Pensiamo al blu, che nei momenti di crisi ritorna sul mercato con le sue caratteristiche di solidità emotiva e durabilità nel tempo. Pensiamo, invece, alla scorsa estate e al grande ritorno dei colori fluo. È una scelta che si spiega con il forte orientamento del mercato verso i giovanissimi, bambini e adolescenti compresi. Accanto ad una tendenza nuova dal punto di vista estetico, si accompagna un’innovazione più profonda. Il fluo di oggi è un colore pensato con attenzione all’ambiente. Da un punto di vista tecnico non è nemmeno fluo, ma una colorazione che punta sulla luminosità per dare un aspetto sgargiante. Un metodo eco che, però, è efficace laddove ci sia un buon filato e una buona mercerizzazione (processo tecnico che dà brillantezza ndr.)”. 

 

Quindi, dobbiamo aspettarci ancora per molto colori forti nelle vetrine? 
“Accanto a colori accesi, come il fucsia e l’arancio, che rivedremo sicuramente il prossimo anno, le tendenze sono orientate verso fibre naturali vintage con filati più crudi e grossolani, colori naturali e opachi. Bordeaux e arancio scuro, marroni, ma anche colori neutri, come corda e beige. Ci saranno anche i pastello e qualche colore forte come il giallo. Ma, soprattutto, per questo autunno, le attese sono… verdi! Verde in tantissime gradazioni, dal militare al sottobosco, da accostare alle tinte tipiche delle stagioni fredde: nero, blu e grigio. Quel verde del bosco che corrisponde alla tendenza eco green. E, insieme, diventa appello alla sobrietà”.

 

Un green di facciata? 
“No, al contrario. È indice di una nuova mentalità che deve caratterizzare tutte le imprese del tessile. Tutta la campagna ‘Detox’, avviata da Greenpeace e non solo, ha dato un’accelerata al cambio di rotta del mondo dei produttori, sia nel campo del colore che nelle caratteristiche di filo. Pensiamo alla Certificazione Oeko-Tex e al suo importante contributo nel rendere più green le nostre aziende. Naturalmente, non sfugge il rovescio della medaglia per la filiera: il peso della sostenibilità ha un costo che comporta un aumento di prezzo che le aziende della filiera non riescono a trasferire al brand finale”. 

 

Cosa deve fare il consumatore?
“Il consumatore banalmente deve sempre leggere le etichette, sapendo che quando c’è una certificazione questa deve per forza riguardare tutti i passaggi della filiera. Se c’è il marchio Oeko-Tex tutti i passaggi che hanno portato alla realizzazione di quel capo sono certificati e rendono quel capo realmente sostenibile”.

 

Come fa un’impresa del colore ad essere competitiva sul mercato?
“L’unica crescita possibile inizia sempre da uno sviluppo consapevole: nel mercato contemporaneo, i migliori risultati si ottengono attraverso la ricerca e l’innovazione. Per quanto ci riguarda, l’impegno green ci vede in prima linea da molti anni, sia nella gestione della nostra attività, sia nella scelta dei fornitori di coloranti e prodotti chimici conformi al regolamento Reach. Il punto di forza oggi però deve essere la versatilità, unita alla scelta eco. Noi ci siamo specializzati nella tintura di molte fibre naturali, come lino, lana, cachemire, seta sia al 100% che mista con cotone e abbiamo ampliato gli orizzonti: oggi siamo più orientati alla moda e all’arredamento di interni, avendo puntato molto sul livello qualitativo e innovativo delle nostre lavorazioni, selezionando i fornitori e le materie prime più sostenibili, spingendo sulle Certificazioni Gots e Oeko-Tex e sulla scelta di una clientela dinamica, esigente e, come noi, molto green”. 

 

(Si ringrazia VareseFocus per l'immagine)

A cura di

Silvia Giovannini

Giornalista e consulente di social media, varesina, collabora con diverse testate, imprese ed enti locali, tra cui l'Unione Industriali della Provincia di Varese editore del magazine Varesefocus.

linkedin.com/in/silviagiovannini

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