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Brand in Italy 13-05-2013

Storie creative over 30 - I puntata: l'incontro con Arzigogolo di I. Appolloni

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Patrizia Musso, Direttore di Brandforum.it
patrizia.musso@brandforum.it

Storie creative over 30: incipit


Inizia oggi il nostro viaggio nella creatività made in Italy, tassativamente over 30.

 

Indagheremo da “dietro le quinte” diverse storie di professionisti, uomini e donne, che grazie al loro intuito, passione e determinazione hanno dato vita a nuovi brand o sono stati capaci di rivoluzionare casi esistenti.

 

Se in alcune puntate il/la professionista "oggetto" della mia attenzione è legato a un incontro dettato dal caso (anche se personalmente credo poco alla "casualità"), in altri si è trattato di una sorta di ribaltamento del mio personale sguardo su realtà che conosco da tempo.

 

Abituata a vedere quindi alcuni brand da un certo punto di vista ho sentito la necessità di cambiare luogo d'osservazione, lavorando più da dietro le quinte, quasi in un'ottica di internal branding, ma sempre e volutamente a stretto contatto con le persone/ideatrici di quel brand (ancor prima che della strategia che hanno progettato).

 

 

 

E' nata poi in me la curiosità di conoscere anche nuovi brand, spesso legati a piccole realtà imprenditoriali e artigianali, più vicino quindi al mondo delle PMI di cui si sente, purtroppo, parlare poco ma dove invece c'è grande fermento, passione e innovazione.

 

Il nostro viaggio parte proprio da una professionista/imprenditrice di una PMI, "messa a fuoco" durante l'ultimo FuoriSalone di Milano 2013: si tratta di Isabella Appolloni, ideatrice del brand “Arzigogolo”, un operativo laboratorio creativo nato nel cuore di Milano, a due passi dalla nota via Corso Como, specializzato nel dar vita a gioielli ed abiti che fanno sognare.

 

Come nasce questo progetto?

Nasce dalla creatività, che rimane “ristretta” nella mente e nelle mani finchè non trova il modo per “esplodere”. Il mio lavoro è stato per anni intellettuale, cerebrale, quasi psicologico; nel contempo, una parte creativa, che era altrettanto presente in me, non riusciva a trovare la strada per uscire. Nel 2004, dopo qualche anno passato a creare collane e bijoux in casa, con e per le amiche, mio marito mi ha convinto a dare uno spazio vero (fisico ma non solo) a questa attività. Così è nato il laboratorio, che, prima che un negozio o un luogo di incontro con il pubblico, è un luogo di creatività e di produzione, di ricerca e di confronto.

Ora, a distanza di quasi 10 anni, è un luogo piccolo ma abbastanza conosciuto a Milano, ameno agli affezionati dell’accessorio: un luogo nel  quale quasi sempre si riesce a trovare qualcosa di adatto alla propria personalità e al proprio gusto.

 

Da dove deriva il nome Arzigogolo?

Il nome è stato inventato attorno a un tavolo, durante un pranzo tra amiche. Volevo qualcosa che desse l’idea del processo creativo, che non è mai lineare, ma che segue vie a volte non del tutto comprensibili . Arzigogolo dà l’idea di qualcosa di elaborato, creativo, non standard.

 

Come e dove nasce l’idea che sta alla base di ogni sua creazione? Dove trova l’ispirazione?

L’ispirazione non è mai un problema: quando la creatività trova spazio nella mente, poi si autoalimenta: le idee vengono una dietro l’altra, nei momenti più impensati. Sicuramente aiuta andare alle fiere, guardare vetrine o riviste….. Ma soprattutto aiuta guardare le persone per strada, o viaggiare, o andare a una mostra: da lì viene una fonte per la creatività che è insieme più lontana ma anche più ricca.

Il problema, nella gran parte dei casi, non è avere l’idea ma piuttosto trovare materiali e forme per realizzarla e, soprattutto, riuscire a contenere i costi. Creare cose belle con budget alti è spesso assai facile. Al contrario, il difficile è riuscire a offrire un pezzo creativo, che fa sentire eleganti e speciali,a prezzi contenuti e raggiungibili per tutti.

 

Quali sono i vostri elementi distintivi?

Sicuramente il colore: l’inverno non è fatto solo di nero e grigio, né l’estate è fatta di azzurri. Riuscire a offrire una gamma di colori e soprattutto di accostamenti creativi, originali, a volte geniali, è quello che va ricercato in ogni pezzo. Ricordare che comunichiamo sempre qualcosa di noi, anche attraverso l’uso dei colori che indossiamo, è il punto di partenza per vestirsi con gusto e personalità, senza mescolarsi nella massa di forme indistinte e sempre uguali di cui è pieno il mondo della moda.

Altro carattere distintivo è la continua ricerca nel creare qualcosa di unico a partire da un “pezzo” normale, persino banale: una pietra dura, una catena, ma ancora di più un tubicino di gomma, un cerchio di vetro o una sfera di resina possono diventare il “pezzo forte” di una collana o di un orecchino, garantendo, grazie alla loro “normalità”, un costo contenuto.

 

Se dovesse descrivere le sue creazioni con un aggettivo quale utilizzerebbe?

D’impatto. Non è un aggettivo, ma è l’espressione che rende meglio l’idea. Quello che spesso dicono le clienti è: “Un accessorio che veste”, nel senso che fa acquisire personalità anche a un abito semplice.

 

In ogni sua creazione, immagini, ci sia un “pezzo” di lei. A quale oggetto è più legata, quale la rappresenta?

Sono legatissima alla collana MARTINE, il primo pezzo creato e commercializzato, che ha costituito il nostro pezzo forte per anni. Ora è una collana sorpassata, perché costruita su base di spaghi e cordoni (a volte anche velluto e organze) che ora sono stati sostituiti da materiali più ricchi ma anche più anonimi, come ad esempio le catene.

Ma se dovessi dire il pezzo che ho amato di più, è sicuramente la LANCILLOTTO: un girocollo formato da tre file di resine gommate con una sfera di vetro soffiato lateralmente. Uno strano intreccio di materiali: uno poroso, come la gomma, affiancato a uno soffice, etereo come il vetro soffiato. Bellissima! Paradossalmente, una collana che non ho mai indossato, perché porto solo collane lunghe!

 

Come vi siete mossi per la gestione del brand fra dinamiche off e on line?

Direi senza una strategia definita. La cosa non ci fa onore e, per di più, sottolinea la sproporzione esistente ancora oggi tra l’anima creativa e quella commerciale del laboratorio. Unica consolazione: se sta andando così bene senza strategia, forse potremmo fare ancora meglio!!

 

E’ cosa orami nota che la crisi sta mettendo in ginocchio molte imprese. Secondo lei l’artigianalità, il fatto a mano, il così detto pezzo unico può essere una soluzione possibile per la sopravvivenza di quelle piccole realtà di cui è “pieno” il nostro Paese? Distinguersi dalla massa e dalla produzione in serie è l’arma vincente per superare questo momento di stallo economico?

Distinguersi è essenziale. Riscoprire e recuperare il valore dell’artigianalità è strategico per lavorare bene e per offrire prodotti di qualità, che conservano originalità e personalità nel tempo.

Purtroppo però l’artigianalità ha costi altissimi che il mercato spesso non riconosce e non valorizza.
Il sistema di tassazione, poi, almeno in Italia, massacra i “piccoli” che hanno spese altissime e non sufficienti sbocchi o canali per farsi presenti sul mercato. Quindi penso che il problema dello sviluppo di queste piccole realtà sia fondamentalmente economico.

 

Quali sono le per prospettive per il futuro? Quali i progetti “in cantiere” da realizzare a breve?

Il nostro accessorio piace molto a chi arriva a conoscerci. Ma sono ancora troppo poche le persone che ci conoscono, complice anche il fatto che il laboratorio si trova in una via-gioiello di Milano (Via Maroncelli), stupenda ma nascosta.

Nasce allora l’esigenza di farsi vedere in luoghi diversi: temporary shop, gallerie d’arte, eventi anche brevi ma molto incisivi. Su questa linea, per esempio, l’evento del Fuorisalone realizzato nell’aprile 2013 grazie all’aiuto e alla collaborazione dello studio Six Plus Architetti: una giostra, realizzata interamente di specchi, ed esposta in via Solferino durante il salone del Mobile, a cui erano appese le nostre creazioni: borse, collane, orecchini…Una vetrina che ci ha istantaneamente messo in contatto con nuove e numerose persone, molte più di quelle che avremmo potuto incontrare nel nostro laboratorio in un mese!

 

 

Ringrazio per la collaborazione editoriale a questo pezzo Daniela Compassi, Redattore Senior di Brandforum.it

 

Per suggerimenti e/o osservazioni su altre storie creative over 30 e made in Italy scrivetemi: patrizia.musso@brandforum.it