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Slow Brand 19-10-2015

Wind: un corto riconferma le sue scelte #Slow

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Alessandra Olietti, Redattore Senior di Brandforum.it
alessandra.olietti@brandforum.it

Provate ad immaginare di tornare indietro nel tempo, non di molti anni, giusto il necessario per vivere senza essere immersi nella tecnologia digitale. Meglio? Meno stress? Più valori autentici? Riscoperta del lato umano della quotidianità?

 


È questo in parte quello che vuole riscoprire Wind con il suo cortometraggio “Una grande giornata” (Link diretto al video: https://www.youtube.com/watch?v=rFIjjw6rvjc), ideato da Ogilvy & Mather e lanciato lo scorso agosto, a circa un anno dal corto precedente “Papà,” (cfr paper dedicato su Brandforum: http://brandforum.it/papers/1291/slow-spot-digitali-il-caso-wind).

 

 

 

 

 


“Una grande giornata”: lo storytelling di un adolescente
Definito “un corto dai grandi numeri” (come si legge nel comunicato stampa ufficiale, ndr), il video supera infatti gli 8,6 milioni di visualizzazioni su Facebook e 1,2 milioni su Youtube, e si propone ancora una volta di affrontare la questione sensibile ed estremamente attuale del rapporto tra uomo e tecnologia.

 

 

In particolare, “Una grande giornata” si confronta con il tema della fuga nel virtuale, tentazione sempre più comune tra i digital natives, in contrapposizione invece al messaggio che il brand ha deciso di lanciare attorno all’importanza di vivere le avventure con gli amici al posto di utilizzare i nuovi device tecnologici.

 

Per farlo, Wind si è affidato allo storytelling narrativo di un adolescente che vive la sua giornata-tipo: in camera mentre gioca riceve un messaggio dagli amici per incontrarsi per una partita di pallone. Un momento di esitazione e poi la scelta: abbandonare il gioco elettronico sul letto e raggiungere gli amici. Un partita “sofferta”, la vittoria, i selfie (per non dimenticarci che in un modo o nell’altro la tecnologia ci affianca) e poi il ritorno felice a casa.

 

Abbiamo scelto di trattare una tematica sensibile come quella dello spazio che la dimensione virtuale, mediata dai device, tende sempre più a occupare nella quotidianità a scapito della vita reale rifuggendo da moralismi sterili e fuori luogo” - spiega Giuseppe Mastromatteo, Chief Creative Officer di Ogilvy & Mather. “Per questo abbiamo fatto in modo che fosse il dipanarsi della storia a far emergere progressivamente il valore della scelta fatta dal protagonista, che decide di mettersi in gioco accettando la scomodità e l'imprevedibilità della vita reale”.

 

 

 

Una sorta di climax ascendente dato anche dalle immagini utilizzate (il bambino che sale la scala felice per tornare a casa) e poi l’improvvisa delusione nel momento in cui apre la porta della sua stanza e – grazie ad un meccanismo che ricorda per certi aspetti la “trasposizione del sé” ma anche l’effetto “sliding-doors” - si rivede seduto sul suo letto intento a giocare con il suo device elettronico.

 

Interessante da notare è la totale assenza del brand all’interno di quei 2 minuti e 37 secondi di durata del corto. Lo svelamento avviene, infatti, solo alla fine (Più vicini alle vere emozioni. Wind – Più vicini) lasciando lo spettatore in un certo senso spiazzato qualora non fosse riuscito a ricollegare, a livello intertestuale, la tematica centrale: la tecnologia che non può sopperire per esempio ad una chiacchierata vis-à-vis con il proprio genitore (“Papà,”) o alla condivisione delle emozioni forti con gli amici (“Una grande giornata”).

 

 

 

Wind: una scelta slow (nuovamente)
Siamo di fronte ad un prodotto comunicativo in cui è innegabile non riconoscere la dimensione slow, sia per la durata temporale (2.37 minuti, appunto) da cui scaturisce una dilatazione del contatto con gli spettatori, sia per la tendenza a “rallentare” nel senso più ampio del termine, che comprende anche il riappropriarsi del proprio tempo e dei valori “alti”.

 

Non è la prima volta che “etichettiamo” Wind come brand che fa sempre più sua la dimensione slow. Inoltre, questa scelta di rallentare ha permesso al marchio di essere tra i vincitori per la categoria di Slow ADV, della prima edizione di Slow Brand festival (cfr. approfondimento dedicato: http://brandforum.it/papers/1366/sbf15-i-vincitori-del-titolo-miglior-slow-brand-2015), l’evento - ideato dal nostro Direttore Patrizia Musso in collaborazione con l’Associazione Vivere con Lentezza di Bruno Contigiani – il cui obiettivo è riflettere sulla maturità del fenomeno Slow in Italia.

 

 

 


Il giudizio dei consumatori
La risposta del web, dove la tecnologia per certi aspetti regna ancora sovrana, conferma l’apprezzamento per la formula slow che conferisce maggior respiro rispetto agli standard della comunicazione pubblicitaria. Oltre ai numeri raggiunti come descritto in apertura del paper, la risposta positiva a questa formula proviene anche dai commenti sul video (positivi) e dalle interazioni degli utenti. Inoltre, secondo la classifica “You Tube Ads Leaderboard”, la campagna in questione è risultata la pubblicità creativa più popolare del mese di agosto 2015 (comunicato stampa ufficiale, ndr).

 

Siamo felici di aver collaborato nuovamente con Wind alla realizzazione di un progetto di comunicazione che racconta la società in cui viviamo esplorando in modo originale l’evolversi delle relazioni interpersonali e il ruolo assunto dalla tecnologia” – commenta Guerino Delfino, Chairman e CEO di Ogilvy & Mather Italia. “Il riscontro dei numeri sui social media è la conferma che gli utenti del web cercano e sanno riconoscere i contenuti di valore".

 

Il corto è stato filmato e firmato da Giuseppe Caporotondi con la compagnia di produzione Enormous Films e Luchino Visconti nel ruolo di Executive Producer. Il brano di accompagnamento è “Rocket Man (I Think It’s Going To Be A Long Long Time)” di Elton John.

 

 


Considerazioni conclusive
Questo esempio brandizzato Wind, che molto è piaciuto alla redazione di Brandforum per gli aspetti sopra analizzati, ci fa comprendere che non siamo più di fronte  ad una strategia che i brand utilizzano per creare stupore o per rendersi una voce fuori dal coro, ma l’utilizzare prodotti comunicativi slow sta diventando una tattica assodata per “costringere” lo spettatore a rallentare, a riappropriarsi dei propri tempi per riflettere su quello che avviene attorno a lui senza lasciarsi travolgere dalla velocità del mondo digital. Al tempo stesso questa tendenza sempre più comune sta diventando l’opportunità per non perdere di vista i valori “alti” del nostro essere “persone”, prima che possibili consumatori.

 

In linea quindi anche con la nuova tendenza del marketing che, come abbiamo avuto modo di vedere attraverso le riflessioni del nostro Osservatorio, non può più avere come unico fine il business ma deve farsi sempre più etico e responsabile nei confronti dei suoi stakeholder.


Se è vero che “presto e bene, raro avviene”, vedremo presto nuovi esempi di Slow Brand affacciarsi nel mondo aziendale e non solo.